Lady Gaga e il ritorno con "Mayhem": arte, nostalgia o strategia disperata?

C'era una volta Lady Gaga, l’aliena del pop, quella che arrivava agli MTV Awards in un vestito di carne e faceva tremare le certezze del mainstream.
Oggi torna sulle scene con Mayhem, un disco che la critica ha già osannato come "l'evento musicale del 2025". 
Ma qui non siamo su Vogue, siamo nel regno di chi guarda sotto la superficie. 
E io, Vera Tagliente, ho qualche dubbio.

Partiamo dai fatti: Mayhem è un tripudio di sintetizzatori analogici, estetica pop art e omaggi più o meno velati al cinema horror anni ’80. 
Un'opera massimalista, dicono. Un'esplosione di suoni, colori e riferimenti che sembra uscita dal laboratorio di uno stilista sotto acidi. 
Ma la domanda è: serve davvero tutta questa confusione per farci credere che sia arte?

Gaga, si sa, è una maestra della reinvenzione. 
Ma in Mayhem la reinvenzione odora di déjà vu. 
Ci sono momenti in cui sembra più un mash-up nostalgico di ciò che è stato, che un reale passo avanti. 
È come se avesse aperto il baule dei ricordi, preso un po’ di Warhol, un po’ di Bowie, una spruzzata di Madonna e ci avesse messo sopra la sua solita voce potente (che nessuno mette in discussione, ci mancherebbe). 
Ma il rischio è che, più che un ritorno al futuro, sembri un ritorno al “già visto”.

E mentre l’album fa discutere, i biglietti del tour fanno imbestialire.
Lady Gaga si esibirà al Forum di Assago il 19 e 20 ottobre, ma tra i ticket andati esauriti in pochi minuti e i prezzi da capogiro, l’hype si è trasformato in frustrazione collettiva. 
Parliamo di biglietti che arrivano a superare i 300 euro per posti decenti, con pacchetti VIP che sembrano pensati più per nababbi che per fan. 
E la domanda rimbalza sui social: vale davvero la pena spendere uno stipendio per due ore di spettacolo, quando neppure l’album ha messo tutti d’accordo?

La polemica impazza: tra chi grida al furto legalizzato e chi difende la diva parlando di “esperienza unica”, il dibattito si fa acceso. 
Ma una cosa è certa: l’era dei concerti accessibili è morta e sepolta sotto una pioggia di codici presale, listini da boutique di lusso e piattaforme di rivendita che lucrano sulle passioni altrui.

Lady Gaga ha sempre giocato sul filo tra arte e provocazione. 
Con Mayhem, quel filo sembra più una fune da funambolo che si sta sfilacciando. È ancora una visionaria o si sta solo aggrappando al personaggio che ha costruito anni fa, sperando che il mondo non noti che il trucco si sta un po’ sciogliendo?

Ecco la vera domanda:
“Mayhem” è un atto di ribellione creativa in un panorama musicale anestetizzato… o l’estremo tentativo di restare rilevante in un mondo che cambia più in fretta dei suoi look?

E i prezzi dei biglietti sono il tributo alla grandezza di un’icona o la conferma che anche il pop può diventare élitario?
A voi la parola: genio che non teme il tempo o diva in svendita al miglior offerente?

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