La TV è morta, ma nessuno lo dice: perché i talent e i talk show fanno flop?


C’era una volta la televisione. 

Quella vera. Quella che ti faceva sognare con i varietà scintillanti, che ti intratteneva con giochi semplici ma geniali, che sapeva anche educare senza annoiare. 

C’era Mike Bongiorno con la sua professionalità impeccabile, Raffaella Carrà con la sua energia travolgente, Pippo Baudo con la sua capacità di scoprire talenti prima ancora che nascessero. 

C’era Quark che ti faceva sentire più intelligente dopo una puntata, Bim Bum Bam che ha cresciuto intere generazioni, Mixer che faceva giornalismo senza bisogno di urla scomposte.

E oggi? Oggi abbiamo un palinsesto riempito a forza di talent show che sfornano meteore, talk show dove si urla senza dire nulla e reality show sempre più disperati, con concorrenti scelti in base a quante risse possono garantire. 

Il risultato? Flop su flop.

La formula è vecchia, ma non lo vogliono ammettere

Ogni anno ci rifilano l’ennesimo talent canoro, l’ennesimo reality show “mai visto prima” (spoiler: è uguale a quello dell’anno scorso) e l’ennesimo talk con opinionisti che ripetono le stesse banalità. 

Il pubblico? Si è stufato. 

Perché guardare un talent quando sai già che il vincitore sparirà nel nulla dopo due mesi? 

Perché seguire un talk quando tanto le discussioni finiscono sempre in urla e insulti preconfezionati?

Mancano i veri professionisti

Il problema non è solo il format, è anche chi sta davanti alla telecamera. 

I grandi nomi di una volta avevano competenza, carisma e professionalità. 

Sapevano reggere un programma, improvvisare, gestire il pubblico e coinvolgere lo spettatore. 

Oggi? Basta uno che abbia un po’ di follower sui social e zac, diventa conduttore, opinionista, showman. 

Peccato che poi, senza il gobbo, vadano in tilt.

Prendiamo un Mike Bongiorno o un Corrado e mettiamoli a confronto con i presentatori di oggi: chi reggerebbe il confronto? 

La risposta è ovvia. La TV ha perso i suoi maestri e non è riuscita a formarne di nuovi.

La televisione è ancora recuperabile?

Forse. Ma servirebbe il coraggio di rischiare con idee nuove, non di riciclare sempre le stesse cose sperando che funzionino. 

Servirebbe investire su professionisti veri, non su influencer prestati alla TV. 

Servirebbe tornare a fare intrattenimento di qualità, quello che lascia qualcosa allo spettatore, che lo diverte, lo emoziona e magari – perché no – lo fa anche pensare.

Ma diciamolo chiaro: finché si continuerà a puntare sui reality con pseudo-vip e sui talent senza futuro, la TV continuerà a scavarsi la fossa da sola.

E voi? Qual è il programma del passato che vi manca di più? 

E cosa dovrebbe fare la TV per tornare davvero grande?

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