Madri assassine o vittime di un sistema? Il lato oscuro della maternità perfetta
Alessia Pifferi, Anna Maria Franzoni, Susanna Recchia, Monia Bortolotti, Elisa Roveda.
Cinque nomi, un’unica inquietante costante: madri al centro di casi di cronaca nera in cui i figli non sono sopravvissuti.
La società si indigna, i talk show si scatenano, la rete sputa sentenze.
Ma cosa le accomuna davvero?
La società si indigna, i talk show si scatenano, la rete sputa sentenze.
Ma cosa le accomuna davvero?
Solo l’etichetta, tanto comoda quanto superficiale, di “madri assassine”?
Facile puntare il dito. Facile dire “io non lo farei mai”.
Ma scaviamo sotto la superficie luccicante dell’indignazione collettiva.
In quanti, prima che la tragedia esplodesse, si sono chiesti se queste donne stessero chiedendo aiuto, silenziosamente?
In quanti hanno visto i segnali?
E soprattutto: chi ha deciso che la maternità debba essere perfetta, sempre e comunque?
Ma scaviamo sotto la superficie luccicante dell’indignazione collettiva.
In quanti, prima che la tragedia esplodesse, si sono chiesti se queste donne stessero chiedendo aiuto, silenziosamente?
In quanti hanno visto i segnali?
E soprattutto: chi ha deciso che la maternità debba essere perfetta, sempre e comunque?
La verità è che la società ama idolatrare la madre-angelo, ma è pronta a sbranare la madre che vacilla. Le Pifferi e le Franzoni non sono solo mostri da copertina: sono il prodotto di un sistema che spinge le donne a essere tutto, senza mai potersi permettere di essere fragili.
Si pretende che siano madri, compagne, lavoratrici, equilibriste del quotidiano.
E quando il castello crolla?
Arriva il pubblico linciaggio.
Si pretende che siano madri, compagne, lavoratrici, equilibriste del quotidiano.
E quando il castello crolla?
Arriva il pubblico linciaggio.
Certo, nessuna giustificazione per chi uccide.
Ma neanche assoluzione per chi guarda altrove, finché non c’è un cadavere in prima pagina.
Ma neanche assoluzione per chi guarda altrove, finché non c’è un cadavere in prima pagina.
Domanda finale per il lettore:
Sono davvero solo loro le colpevoli… o dovremmo guardare anche a chi, attorno a loro, ha fatto finta di non vedere?
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