TV italiana: il trionfo dell’usato sicuro (e la paura del nuovo)

Nuovo chi?
La televisione italiana ha trovato la formula perfetta per non sbagliare: cambiare tutto per non cambiare niente.
Prendi un vecchio programma, dagli una rinfrescata, magari un conduttore che piaccia alle nonne e ai nipoti, e voilà: il pubblico applaude e gli inserzionisti stappano lo champagne.
"Amici", "C’è Posta per Te", "Tale e Quale Show", "Ballando con le Stelle", "The Voice"… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
Sono programmi con più stagioni di "Beautiful", eppure funzionano.
Maria De Filippi tiene in piedi un’intera rete, mentre in Rai il podio è dominato dalle 3C: Carlucci, Conti, Clerici, con Stefano De Martino che scalpita per e
ssere il nuovo golden boy della tv di Stato (anche se la sua carriera sembra più un’operazione nostalgia che una vera novità).

Il nuovo? Naufragato prima di partire

E il nuovo? Non pervenuto. Ogni tentativo di innovazione è finito nel dimenticatoio più velocemente di un tormentone estivo. "The Band" di Conti? Un flop col botto. "Acchiappatalenti" di Carlucci? Talenti acchiappati col retino bucato. "Sognando Ballando", in arrivo, sembra già un esperimento scientifico: resisterà o esploderà come gli altri? E poi le donne, quelle che dovevano portare freschezza: Virginia Raffaele, Chiara Francini, Serena Rossi… tutte schiacciate da format che non hanno convinto nemmeno i parenti più stretti.

La Tv italiana è allergica al cambiamento?

Il problema di fondo è semplice: in Italia si gioca sul sicuro. Il nuovo spaventa, il rischio non si prende, e l’originalità è un optional. Se il pubblico vuole sempre la stessa minestra, tanto vale insaporirla un po’. Ma fino a quando si può andare avanti così? Arriverà il giorno in cui la nostalgia non basterà più?

E voi, siete team “usato garantito” o sperate ancora che qualcuno provi a regalarci qualcosa di davvero nuovo?

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