"Mare Fuori", "Gomorra", "Suburra", "Romanzo Criminale": Ma l'Italia sa raccontare solo criminali?
Avanti, ammettiamolo: la TV italiana ha trovato la sua comfort zone nel raccontare delinquenti. Dopo "Romanzo Criminale", "Gomorra" e "Suburra", ecco che torna in scena "Mare Fuori", la serie che ha trasformato un carcere minorile in un fenomeno di culto. Ma la domanda è: possibile che l’unico modo per fare successo sia dipingere il crimine come se fosse un’epica avventura?
Dal mito della Banda della Magliana ai baby criminali di Napoli
Tutto è iniziato con "Romanzo Criminale", la serie che ha dato un volto affascinante alla Banda della Magliana. Una storia di criminali veri, spacciatori e assassini trasformati in icone pop. Poi è arrivata "Gomorra", con il suo linguaggio brutale e il racconto senza filtri del sistema camorristico. "Suburra" ha mischiato politica, Chiesa e malavita, servendo al pubblico un’ennesima dose di degrado e violenza.
E ora c’è "Mare Fuori", che ci porta dentro un carcere minorile, raccontando le vite di ragazzi già troppo compromessi con il crimine. Una storia che dovrebbe essere un pugno nello stomaco e invece è diventata una serie "di tendenza", con protagonisti idolatrati su TikTok. Ma se i giovani si identificano con i personaggi criminali, non c’è qualcosa che non va?
Glorificazione o denuncia? Il confine è sottile
Ogni volta che si solleva il problema, i difensori di queste serie ripetono il mantra: “Non glorifichiamo il crimine, lo raccontiamo!”. Davvero? Perché i numeri dicono altro. Queste serie sfornano icone di stile, ispirano meme e fanno esplodere il merchandising. I protagonisti diventano eroi tragici e i giovani imitano i loro modi di fare. Non sarebbe il caso di chiederci se stiamo sbagliando qualcosa?
L'Italia non ha altre storie da raccontare?
Siamo un Paese con una storia immensa, un patrimonio culturale infinito e talenti in ogni campo. Eppure, la nostra fiction continua a raccontare storie di criminali. Perché? La criminalità fa audience, la violenza cattura l’attenzione, il degrado è "spettacolare". Ma siamo sicuri che sia questo il messaggio che vogliamo mandare? Possibile che l’unico immaginario che riusciamo a costruire sia quello del malaffare?
E voi, che ne pensate? È giusto continuare a dare così tanto spazio ai racconti criminali, o è arrivato il momento di cambiare prospettiva?

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