Sigarette: alle Maldive scatta il divieto per i nati dopo il 2007
Sigarette: alle Maldive chi è nato dal 1 gennaio 2007 non potrà più acquistarle, fumarle o venderle. È la prima nazione al mondo a introdurre un vero divieto “generazionale” sul tabacco. Il ministero della Salute ha spiegato che l’obiettivo è “proteggere la salute pubblica e promuovere una generazione libera dal tabacco”. Una scelta drastica, ma netta: chi nasce dopo quella data non potrà mai fumare legalmente in vita sua.
La legge, in vigore dal 1 novembre, vieta ogni forma di tabacco e obbliga i rivenditori a controllare l’età dei clienti. Le multe sono salate: fino a 50.000 rufiyaa (circa 3.200 dollari) per chi vende a un minorenne, 5.000 (circa 320 dollari) per chi usa sigarette elettroniche o prodotti da svapo. E non vale solo per i cittadini: anche i turisti dovranno rispettare il divieto. Inoltre, nelle Maldive è già in atto un blocco totale sull’importazione e sull’uso di e-cig, per tutti, senza eccezioni.
Altrove si discute. In Gran Bretagna il divieto generazionale è ancora solo una proposta. In Nuova Zelanda, invece, la legge che lo prevedeva è stata abrogata nel 2023, dopo neppure un anno. Le Maldive, insomma, sono rimaste le uniche ad aver avuto il coraggio (o la rigidità) di farlo davvero.
E noi? In Italia il tabacco è ancora un affare di Stato. La produzione, l’importazione e la vendita sono gestite in regime di concessione pubblica. Le “bionde” si comprano con tanto di bollino dei Monopoli, che certifica non solo la legalità del prodotto ma anche le tasse che lo Stato incassa. Perché, inutile girarci intorno: il fumo fa male, ma fa anche guadagnare.
E qui arriva il punto. È facile parlare di salute quando non ci sono introiti da difendere. Le Maldive non hanno un colosso del tabacco da proteggere, noi sì. Da decenni si gioca su due tavoli: da un lato le campagne “smetti di fumare”, dall’altro un sistema che incassa miliardi ogni anno proprio da chi non smette. Ipocrisia istituzionale, più che tutela della salute.
Una generazione senza sigarette? Magari fosse possibile. Ma in Italia prima bisognerebbe trovare il coraggio di rinunciare ai soldi che il fumo porta nelle casse pubbliche. Finché il tabacco resterà una voce di bilancio, ogni discorso sulla “salute collettiva” suonerà un po’ come il fumo negli occhi.
E voi che ne pensate? Vietare davvero il fumo per i più giovani sarebbe una scelta di civiltà o l’ennesima illusione da esportare solo dove non c’è nulla da perdere?
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